Il semaforo che minaccia la dieta italiana

Il sistema d’etichettatura rischia di penalizzare ingiustamente i prodotti della tradizione

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Guardia alta sull’ipotesi d’introdurre anche in Italia l’etichetta a semaforo che rischia di premiare prodotti alimentari con ingredienti di sintesi e a basso costo, spacciandoli per più salutari. Un sistema fuorviante che rischia di escludere dalla dieta alimenti naturali e sani che da secoli sono presenti sulle nostre tavole, in favore di altri di cui, a volte, non è neppure ben chiara l’origine.

Come evidenza Coldiretti, con l’etichetta a semaforo finirebbero sul banco degli imputati prodotti come il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano e il prosciutto di Parma, cibi imprescindibili in una dieta equilibrata.

«Il giusto impegno della Commissione Europea per tutelare la salute dei cittadini non può tradursi in decisioni semplicistiche che rischiano di criminalizzare ingiustamente singoli prodotti indipendentemente dalle quantità consumate – dice il presidente della Coldiretti Ettore Prandini –. I limiti posti all’attività di promozione di carni e salumi rischiano di colpire prodotti dalle tradizioni secolari con un impatto devastante sull’economia, sull’occupazione, sulla biodiversità e sul territorio dove quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di prodotti tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere, spesso da intere generazioni, lo spopolamento e il degrado. L’Italia è il Paese più ricco di piccole tipicità tradizionali che hanno bisogno di sostegni per farsi conoscere sul mercato e che senza sostegni alla promozione rischiano invece di essere condannate all’estinzione. Occorre fermare l’approccio superficiale al tema dell’alimentazione che sta prendendo piede in Europa sotto la spinta delle multinazionali che cercano di influenzare i consumatori anziché informarli».