Pandemia, la spesa alimentare non ne risente

In controtendenza rispetto ad altri settori, quello del food ha retto gli effetti della crisi

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La spesa alimentare è una delle poche variabili sulle quali l’emergenza Covid ha avuto un impatto positivo. La tendenza di crescita evidenziata nel 2020 è di gran lunga la più ampia dell’ultimo decennio (+7,4%), raggiungendo il suo culmine a marzo scorso, quando le vendite hanno registrato picchi del +20%.

Tuttavia alcuni effetti negativi ci sono stati e, sul mercato dei prodotti lattiero-caseari, si sono manifestati soprattutto nella prima parte dell’anno passato con la chiusura del canale Horeca. Nonostante un risultato comunque positivo sul fronte dei volumi (+0,8% nel confronto con i primi dieci mesi del 2019), le esportazioni hanno subìto una contrazione del 4% in valore, imputabile principalmente a Grana Padano e Parmigiano Reggiano (-8,4% in valore) e al crollo delle vendite negli Stati Uniti (-25,1%) e in Giappone (-15,5%).

Nonostante tutto, la spesa delle famiglie italiane per latte e formaggi è complessivamente aumentata del 7,5% nel 2020 (con picchi che hanno superato il +20% all’esordio dell’emergenza sanitaria), soprattutto grazie all’incremento degli acquisti di formaggi (+9,7%) e di latte UHT (+8,7%). L’emergenza ha accentuato, invece, le criticità del latte fresco che non solo ha visto ridotta la domanda di bar, pasticcerie e ristorazione, ma ha anche subito un taglio dei consumi domestici (-5%), penalizzato dalla ridotta shelf life in una fase in cui i consumatori sono stati inclini ai prodotti “da scorta”.