Gli impatti delle coltivazioni per “vegan food”

Secondo uno studio californiano, le monocolture di mandorle hanno ridotto il numero api

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È noto il ruolo fondamentale delle api nei delicati equilibri dell’ecosistema. Senza questi preziosi insetti, non ci sarebbero più impollinazioni, niente fiori, niente frutti, insomma niente vita.

Secondo la Cia (Confederazione Italiana Agricoltori), a causa dei cambiamenti climatici sono spariti 10 milioni di alveari nel mondo, da cui dipendono 90 delle 105 più importanti coltivazioni in tutto il pianeta.

Ma accanto ai cambiamenti climatici, a minacciare seriamente le api, sarebbe l’integralismo vegano che sta obbligando a riconvertire ettari ed ettari di produzioni agricole, modificando gli equilibri esistiti per secoli. Secondo uno studio americano, ad esempio, la sempre maggior richiesta di “latte di mandorle” avrebbe distrutto circa l’80% di api operaie perché le coltivazioni intensive di queste piante hanno ridotto la biodiversità, impedendo ai piccoli insetti di nutrirsi da fiori differenti. Inoltre, l’uso smodato di fitofarmaci per garantire la produzione non agevola certamente la vita delle api.  

Lo studio californiano sulle piantagioni di mandorle – dove presto si sperimenteranno degli insetti robot per impollinare le piante – estese a perdita d’occhio per soddisfare la richiesta vegana ha dimostrato che le api muoiono per i pesticidi, perché fanno più fatica a impollinare, perché non seguendo più il ciclo naturale deperiscono prima ed essendo milioni e milioni concentrate sulla stessa coltura sviluppano epidemie mortali per gli sciami.

Ciò che capita con le mandorle capita con tutti gli altri vegetali in monocoltura estensiva. Ad esempio i piselli sono fiori che le api bottinano, ma su grandi estensioni finiscono per diventare per loro trappole mortali.