Metter a frutto i regali della natura

Il sindaco di Limone Piemonte racconta della trasformazione turistica del paese

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LIMONE – Terra di confine, abbracciata dalle montagne e a un passo dal mare, Limone Piemonte sta risorgendo con forza dopo aver affrontato la terribile alluvione che lo scorso autunno distrusse ponti, strade e case. Una nuova stagione di normalità con l’inverno alle porte e una natura che – questa volta – mostra il suo volto più rassicurante. Pendii innevati da affrontare con gli sci ai piedi, atmosfere e panorami magici, storici piatti da gustare.

Il Sindaco Massimo Riberi

Perché Limone, città guidata da due anni dal sindaco Massimo Riberi, è soprattutto questo: un paese che ha saputo valorizzare quanto la natura le ha offerto, diventando meta turistica riconosciuta anche all’estero.

Avamposto della Granda, Limone è da sempre un crocevia d’interessi e culture.

Come questo ha influenzato lo sviluppo della città e il suo rapporto con il territorio?

«Con la Francia a portata di mano, nel corso dei secoli il paese si è affermato come nodo strategico nelle rotte commerciali tra Piemonte e costa ligure. Basti pensare a cos’era la “Via del Sale”, stupenda strada bianca oggi percorsa da migliaia di escursionisti, nata originariamente per agevolare gli scambi con la val Roya.

Senza dimenticare il traforo di Tenda, che dalla fine dell’Ottocento ci mette in collegamento con gli amici transalpini. Siamo terra di confine, ma con radici ben salde, che ha saputo guardare al futuro adattandosi alla società per non far impoverire queste valli».

Si riferisce all’attuale vocazione turistica del paese?

«Esattamente. Da città d’interesse e scambi commerciali dei secoli scorsi, siamo diventati una meta di villeggiatura invernale ed estiva, in grado di attrarre turisti italiani e stranieri, che – sfruttando in parte le antiche vie di collegamento realizzate per altri scopi – oggi possono raggiungere il paese da ogni angolo d’Europa. Siamo stati bravi in passato a capire le potenzialità di questi luoghi, puntando sul turismo».

Quando si è assistito al passaggio da borgo di montagna a meta per vacanze?

«La crescita edilizia, con la costruzione di moltissime case di villeggiatura (oggi ci sono 6.300 seconde case), risale agli anni Settanta.

Ma ben da prima, Limone ha saputo affermarsi come meta di villeggiatura, estiva e invernale. Il primo artigianale impianto di risalita è del 1937, e una seconda slittovia sarebbe stata messa in funzione l’anno successivo, coprendo il percorso dell’attuale Seggiovia del Sole. Dopo la guerra, nel ’48, arrivò la seggiovia monoposto del Cros.

È in quel momento che si posero le basi per trasformare Limone nel centro dell’attuale Riserva Bianca, con i suoi oltre 80 km di piste».

Secondo lei, quest’apertura al turismo ha permesso alla città di crescere?

«Sì e non solo urbanisticamente. È ciò che ha convinto i residenti a restare, a investire sulla propria terra, a scommettere sul futuro. La tenacia della nostra gente è quella che ci ha permesso, dopo nemmeno due mesi dall’alluvione dello scorso anno, di rimetterci in piedi ed essere pronti ad accogliere i turisti per la stagione invernale. Ma purtroppo l’emergenza sanitaria ci ha obbligato a restare fermi ai box fino ad ora».

L’ultima alluvione ha duramente provato questa valle. Oggi, cosa resta da fare?

«Qui siamo abituati ad agire, a non rimanere con le mani in mano. Restano delle strade da sistemare, degli argini da rinforzare, un impianto di risalita che purtroppo è ancora danneggiato.

 Ma non è più il tempo di rimuginare su quello che è stato: ora tocca agire, scommettendo – ancora una volta – sul futuro».

E qual è questa scommessa?

«Aumentare l’attrattiva turistica di Limone con l’apertura di un albergo. Abbiamo un’abbondanza di case, ma manca una struttura ricettiva, in grado di dare ospitalità agli sciatori (e agli escursionisti durante l’estate) che scelgono la nostra città per le loro vacanze.

Proprio per questo, come Amministrazione, ci siamo impegnati nell’agevolare il più possibile gli investitori: chi costruirà un albergo a Limone pagherà soltanto 1/3 degli oneri di urbanizzazione che teoricamente dovrebbe versare».

Limone è ancora quel crocevia di popoli che era in passato?

«Oggi i collegamenti con la Francia sono difficoltosi (per via dei lavori al tunnel di Tenda), ma i cugini d’oltralpe continuano a frequentare con assiduità le nostre valli. Registriamo turisti danesi e tedeschi, grazie anche ai comodi collegamenti aerei (sia l’aeroporto di Levaldigi che quello di Nizza sono vicini).

Con l’Atl si sta lavorando molto sulla promozione turistica anche all’estero, così da attrare ancor più persone».

La storia di un paese è anche nei suoi piatti. Quali raccontano quella di Limone?

«Il Cruset, una semplice pasta, fatta solo con farina e acqua, lavorata a mano a forma di piccolo cappello.

E, ovviamente, l’immancabile polenta di frumentin (grano saraceno), che viene condita con una bagna caoda molto allungata.

Senza dimenticare i formaggi d’alpeggio, prodotti dai malgari che in estate salgono in altura per far pascolare le vacche nei prati incontaminati».