L’eliminazione del latte vaccino in favore delle bevande vegetali può avere conseguenze sulla dieta, soprattutto se si scelgono prodotti non arricchiti.
È quanto emerge da uno studio condotto dall’Università di Melbourne e pubblicato sull’European Journal of Nutrition, che ha simulato gli effetti della sostituzione del latte animale con bevande vegetali su oltre 11.000 persone in Australia.
I ricercatori hanno valutato l’impatto di questa scelta su nutrienti chiave come riboflavina, vitamina B12, iodio e proteine. I risultati parlano chiaro: con l’eliminazione del latte vaccino, aumentano in modo significativo i rischi di carenze nutrizionali, soprattutto per anziani e donne.
Ad esempio, la carenza di riboflavina tra le donne sopra i 71 anni passerebbe dal 20% al 31%, mentre la carenza di vitamina B12 potrebbe raddoppiare o triplicare tra adolescenti e adulti.
Sul fronte proteico, l’impatto è più contenuto, ma resta un campanello d’allarme per le fasce più anziane della popolazione, particolarmente sensibili alla riduzione dell’apporto. Solo le bevande a base di soia si avvicinano al profilo proteico del latte vaccino.
Lo studio sottolinea anche che in Australia la maggior parte delle bevande vegetali in commercio non è fortificata con vitamine e minerali fondamentali.
Per questo gli autori chiedono che le future linee guida nutrizionali non si limitino a valutare il solo contenuto di calcio, ma considerino l’apporto complessivo di nutrienti. Insomma, latte vegetale sì, ma con consapevolezza. E con un occhio attento all’etichetta.








