Nelle corsie vince il “100% italiano”

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Cosa comprano davvero gli italiani al supermercato? A raccontarlo sono le etichette dei prodotti e i dati di vendita raccolti dall’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, che ha analizzato oltre 145.000 referenze di largo consumo, incrociando le informazioni in etichetta con gli acquisti registrati da ipermercati e supermercati nel 2024.

L’italianità resta una delle leve più forti: quasi 28.000 prodotti alimentari (su circa 100.000 analizzati) riportano in etichetta diciture come “100% italiano”, “prodotto in Italia” o la bandiera tricolore. E il mercato premia: queste referenze hanno generato 11,6 miliardi di euro di vendite, pari al 28,4% del totale food, con un lieve aumento in valore (+1,2%) nonostante un calo nei volumi (-0,7%).

Non mancano però i segnali di rallentamento. Alcuni prodotti come latte fresco, UHT e yogurt intero – pur vantando spesso il claim “prodotto in Italia” – hanno registrato cali, soprattutto nei volumi. L’etichetta “100% italiano” tiene a valore (+0,2%), ma perde l’1,5% in quantità vendute.

Buone notizie invece sul fronte DOP: tra le indicazioni geografiche protette è quella che cresce di più, con un +5,8% in valore e un +2,7% in volume, trainata soprattutto dai formaggi grana e da tavola. In totale, i prodotti con marchio DOP, IGP, DOC e simili valgono 1,6 miliardi di euro, con una sostanziale stabilità nei volumi.

Sempre più presenti anche i prodotti che raccontano la loro filiera: sono 2.754 quelli che riportano questo termine in etichetta, per un giro d’affari da 1,73 miliardi di euro nel 2024. Cresce il valore (+2,0%) e tengono i volumi (+0,4%).

Le categorie più rappresentate? Verdure di quarta gamma, uova, carni bovine, pollo, pomodori e pasta di semola.

Nel comparto fresco (formaggi, salumi, uova e yogurt), l’analisi evidenzia una leggera crescita delle proteine (+0,3%) e dei grassi (+0,2%), mentre gli zuccheri calano dello 0,7%. La tendenza sembra premiare alimenti come ricotta, mozzarella e yogurt intero, che uniscono gusto e valore nutrizionale.

In sintesi, l’Osservatorio fotografa un’Italia che continua a scegliere prodotti di qualità, legati al territorio e alla tracciabilità, anche se qualche segmento mostra segnali di rallentamento. L’italianità in etichetta resta un traino importante, ma si fa sempre più selettiva: contano contenuti, filiera e autenticità.