Ogni giorno a pranzo e colazione si mangia in quattordici

CARMAGNOLA

Ogni giorno attorno al tavolo di Bruno Allasia e Rita Ruffino si ritrovano in quattordici. A cascina Montetomba, a pochi chilometri da Carmagnola, oltre ai nonni a guidare l’azienda di famiglia ci sono i figli Pierluigi (detto Gigi) e Paolo.

LE ORIGINI

Le radici di questa famiglia affondano nel saviglianese, dove nonno Emanuele (classe 1907) e nonna Maddalena Cavarero (1911) si conoscono, s’innamorano e si sposano.

Da Monasterolo, dopo il matrimonio, la coppia si trasferisce in località Termine di Villafalletto. In un piccolo casolare, la famiglia cresce: nascono i figli Maddalena (1936), Giuseppe (1939) e Bruno (1949), negli anni più complicati del Novecento.

Con tre bocche in più da sfamare, le poche vacche e qualche gallina a disposizione non bastano più, così, all’inizio degli anni Cinquanta, la famiglia si trasferisce a Saluzzo, in regione Croce, dove viene affittata una cascina con dieci giornate di terreno e qualche mucca. Passano altri quattro anni e nel 1955 l’ennesimo trasloco, questa volta a Cascina Verona in località Casanova di Carmagnola. È qui che ad appena 46 anni, nel 1957, scompare mamma Maddalena lasciando da solo il marito Emanuele.

Nel 1965 un altro cambio di abitazione: la famiglia, con appena sei vacche, approda a Ceresole d’Alba, a cascina San Francesco. Pur essendo ancora mezzadri è Francesco Ronco, ricordato dalla famiglia come il primo che diede loro la possibilità di espandersi, a consentirne il rilancio grazie alle giornate di terra a disposizione che crescono fino ad ottanta, con una stalla di cinquanta metri.

Raggiunta una certa tranquillità, nel 1968, il figlio Bruno si sposa con la coetanea Rita Ruffino.

Rita, nata a Piobesi nel 1949,  è la seconda dei sei figli nati dal matrimonio tra Luigi Ruffino di Monasterolo e di Marianna Gastaldo. Da questa unione nasceranno anche Luigina (1947), Annamaria (1951), Lidia (1953), Bruno (1958) e Maura (1962). Alcuni anni dopo, nel 1972, Giuseppe, fratello di Bruno, si sposa con Lidia, sorella di Rita.

Carichi giornalieri di peperoni
Due vitellini nati da pochi giorni

LA CASCINA DELLA VITA

Ancora a San Francesco nasce la prima figlia di Bruno e Rita, Emanuela (1969), a cui seguirà nel 1973 Pierluigi, detto Gigi.

Ma i trasferimenti per gli Allasia non si sono ancora conclusi e nello stesso anno nonno Emanuele acquista Cascina Montetomba (nei pressi di Carmagnola) dove si trasferisce con i due figli (con le rispettive compagne) oltre a una ventina di vacche.

Due anni dopo l’arrivo nella nuova cascina, l’azienda vende le mucche e acquista 18 manze Frisone per ricominciare con un nuovo allevamento. Poi, nel 1977 la costruzione della prima stalla che può contenere un’ottantina di animali e che sarà riempita un po’ per volta nel corso degli anni; mentre nel 1978 nasce il terzogenito Paolo.

La fatica non spaventa la famiglia Allasia e Bruno, grazie all’aiuto dei figli che appena terminata la scuola iniziano a lavorare in famiglia, si specializza nella coltura dei peperoni.

Fin dal 1955 una delle maggiori attività di Cascina Montetomba è la coltivazione di questa verdura che occupa tutte le persone che vi lavorano per molte ore al giorno e che, fino a qualche anno fa, era un’importante introito nel conto economico dell’azienda.

Nel frattempo la figlia più grande Emanuela, nel 1994 si sposa con con Claudio Tuninetti, tre anni dopo la nascita del più piccolo di casa, Andrea (1991) oggi stimato ferramenta a Carmagnola.

Sono i peperoni ad aiutare la famiglia durante il difficile periodo delle quote latte che ha messo in affanno moltissimi allevatori tra gli anni Ottanta e il 2015. Un periodo che però ha portato anche tanta felicità in famiglia: nel 1997 Gigi si sposa con Lidia Oliviero e da lei ha avuto quattro figli Emanuele (2000), Valentina (2001), Erica (2004) e Veronica (2007).

Nel 1999 si sposa anche Paolo con Silvana Tachis da cui ha avuto Giulia (2001), Alberto (2002) e Bruno (2004). Nonostante soltanto il più vecchio, Emanuele, sia ufficialmente in azienda, mentre gli altri sono ancora occupati dal loro percorso di studi, la giovane generazione non manca di dare il suo supporto: terminata la scuola e durante le vacanze i giovani sono sempre in azienda a dare una mano. È grazie a questa schiera di nipoti che nonna Rita, il vero “comandante” dell’azienda, ogni giorno prepara abbondanti colazioni e pranzi. Ma soltanto due volte al giorno, perché poi a cena ogni famiglia si aggiusta.

Ogni giorno inizia alle 5 del mattino con la mungitura delle oltre 300 vacche da latte, la cura delle stalle e la lavorazione delle circa 300 giornate di terreno nelle disponibilità della famiglia Allasia. Ma i progetti per questo gruppo molto unito non sono finiti e, infatti, stanno valutando la realizzazione di una nuova “casa” per i tori e un’altra per le bestie in mungitura perché la volontà è di crescere ancora e arrivare a gestire sempre più animali.

Ma anche loro, così come i vicini di azienda, hanno sulla testa la “spada di Damocle” della nuova discarica di scorie nucleari che dovrebbe venir realizzata a pochi passi dalla loro cascina. Dopo aver partecipato a diversi sit-in per chiedere allo Stato di ripensarci, le voci che circolano sembrano aver dato ragione alle loro richieste e che la zona sia stata “graziata” da questa condanna.

Se quanto ci è stato detto si rivelerà veritiero, sarà stato, ancora una volta, merito del peperone.