Chivasso, non solo “Carnevalone”

Ottocento metri di portici medievali e un cuore verde per il Comune del torinese

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Situata tra il Canavese ed il Monferrato, Chivasso chiude il 2023 con 26.500 abitanti. Un bel numero, anche se i valori migliori li ha contati nel pre-pandemia, quando mancavano poche decine di abitanti a toccare i 27 mila.

Comune della città metropolitana di Torino, vanta una posizione strategica e ben servita: «In 14 minuti siamo a Porta Susa e alcuni comprano casa qui per andare a lavorare a Milano, che raggiungono in poco più di un’ora. Tutti i treni fermano a Chivasso, da sempre crocevia importante per il collegamento tra la Pianura Padana e la parte più settentrionale del Piemonte». A sottolinearlo è il Sindaco Claudio Castello che non nasconde l’amore per la sua città mentre ci racconta eventi, industria e prodotti tipici di questo territorio da scoprire.

Chivasso è famosa per il suo Carnevale, uno dei più belli del Piemonte, allegro e festoso al punto da essere storicamente chiamato Carnevalone.

«Sì, il grande flusso è dato anche dal fatto che si tratta dell’ultima sfilata quando ormai siamo nella prima domenica di Quaresima, il che consente a numerosi gruppi provenienti da fuori di essere presenti. Quest’anno partiamo l’11 febbraio con i festeggiamenti insieme alle nostre frazioni, passiamo per la festa sotto le stelle il Martedì Grasso per poi chiudere con il Carnevalone domenica 18 febbraio».

Il duomo della città di Chivasso

Quali sono le maschere tradizionali della città?

«C’è la Bela Tolera, un nome storico che trae origine dall’appellativo di “face ‘d tola” affibbiato ai chivassesi perché in passato il campanile del Duomo era sormontato da una guglia fasciata di latta che rifletteva i raggi del sole. E poi abbiamo l’Abbà, una figura goliardica, un giullare, istituito appositamente per far divertire».

Chi veste i loro panni? Riuscite a coinvolgere i giovani? E a chi spetta invece l’organizzazione dell’evento?

«La Bela Tolera deve essere da sposare e tradizionalmente è molto giovane, così come le dame. Viene impersonata da ragazze che possono avere dai 14 ai 20 anni. L’Abbà invece può essere un uomo di qualunque età.

Il Carnevalone viene gestito dalla Pro loco Chivasso l’Agricola che si occupa di ogni aspetto, in collaborazione con il Comune, ed è fondamentale l’apporto da parte dei volontari, persone infaticabili, cuore e testa del nostro Carnevale, che rappresenta una delle feste più importanti della città insieme alla patronale dedicata al beato Angelo Carletti, in calendario ogni anno l’ultima settimana di agosto e la prima di settembre.

Questo evento dà spazio alla fiera agricola nella splendida cornice del Parco del Mauriziano, un luogo incantevole che chiamiamo la nostra piccola Versailles. Durante la patronale organizziamo anche la serata dei borghi in piazza con la distribuzione di cibo tipico, ad esempio fagioli con cotiche, buseca, trippa, bolliti misti, tomini e acciughe al verde.

E poi ancora, a settembre inoltrato, la festa dedicata a una nostra eccellenza, i Nocciolini, sfiziosi dolci a base di Nocciola Piemonte Igp ideati nel XIX secolo».

È l’agricoltura la principale vocazione di questo territorio?

«Chivasso è a vocazione agricola ma non solo.

Indubbiamente sono agricole le nostre nove frazioni, anche se una di esse è famosa per un’altra ragione: è la piccola Betlemme. Porta lo stesso nome della nota località palestinese che diede i natali a Gesù e con cui è gemellata. La chiesa di Betlemme ha al suo interno una grotta di Gesù Bambino che riproduce fedelmente quella che si trova in Terra Santa».

Ha citato il Parco del Mauriziano, polmone verde nel centro cittadino. Quali sono gli altri luoghi simbolo?

«Certamente il Duomo, la torre ottagonale, gli ottocento metri di portici medievali del centro storico dove fin dai tempi più lontani i commercianti esponevano le loro merci. Oggi rappresenta un posto ideale per fare degli acquisti e gustare le sfiziose specialità locali.

Non possiamo poi fare a meno di ricordare che da Chivasso si dirama il Canale Cavour, realizzato sul corso del Po intorno alla metà dell’Ottocento per volere del conte Camillo Benso di Cavour.

Quasi novanta chilometri di canale che arrivano fino al novarese e contribuiscono a irrigare in maniera capillare le risaie. Capolavoro di ingegneria, ancora oggi costituisce una delle opere idrauliche più imponenti e interessanti d’Italia. Anche qui prende forma una bellissima area verde e devo dire che sotto questo aspetto siamo molto fortunati, possiamo davvero godere di spazi verdi invidiabili».

E dal punto di vista invece industriale?

«L’area Chind di Chivasso, già occupata in buona parte da aziende di logistica, è ben sviluppata e proprio recentemente abbiamo perfezionato l’accordo per l’arrivo di un nuovo insediamento che dovrebbe occupare una superficie di circa 120 mila metri quadrati in quello che era l’ex sito Lancia.

Questa prospettiva ci rende particolarmente ottimisti per il futuro: siamo già partiti con le azioni di bonifica e a breve inizierà il cantiere per ospitare la nuova realtà che darà lavoro a qualcosa come 500 persone».