Il richiamo delle montagne

RITRATTI - La storia della famiglia Chiri, malgari di Ostana, oggi a Villafranca

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VILLAFRANCA

Il cuore è rimasto lassù, inerpicato su quei pascoli a due passi dal Monviso, così vicini alla vetta da sembrare appesi al cielo.

Pascoli dove Carlo Chiri (classe ’46) ha trascorso gli anni dell’infanzia e della giovinezza, prima di scendere in pianura alla ricerca di fortuna. Pascoli dove torna appena possibile, dove ancor oggi trascorre le sue estati da malgaro, salendo con la mandria che durante l’inverno è ospitata nelle stalle di località Vignoli, a Villafranca Piemonte.

Francesco Chiri e Maria Bovero

LE RADICI

Quella del malgaro è una tradizione che inizia con un altro Carlo (il nonno), che sul finire dell’Ottocento lascia la valle Po durante la bella stagione per pascolare sui prati del Vallanta (valle Varaita), con la montagna simbolo del Piemonte a controllare dall’alto ogni movimento.

Con lui ci sono la moglie Maria Flesia e cinque figli: Celesta, Margherita, Domenica, Filippo e Francesco (1905). Una famiglia numerosa che, con sacrificio e sudore, ogni giorno lotta per non far mancare un piatto in tavola. Borgata Sant’Antonio, un piccolo comprensorio di baite a circa sei chilometri dal campanile di Ostana, è il loro mondo: tre vacche, qualche gallina e un paio di conigli per affrontare ogni giornata.

IL TRISTE DESTINO

Passano gli anni e Francesco trova l’amore in Maria Bovero, anche lei cresciuta all’ombra delle montagne. Dalla loro unione nascono Giovanni, Margherita e Carlo. Neppure lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale stravolge quel mondo fatto di lavoro, schiene curve e lunghe camminate per raggiungere il paese.

E proprio sulla strada che conduce a Crissolo, Francesco incontra il suo destino: in sella alla sua bicicletta, poco più che cinquantenne, viene investito da una delle prime auto che in quel periodo percorrevano la vallata. L’impatto a terra è violento e, dopo qualche tempo di sofferenza, la moglie Maria si trova a dover occuparsi da sola della propria famiglia. Carlo ha appena nove anni.

Con il fratello maggiore (che dopo qualche anno lascia la montagna per svolgere la professione di autista), Carlo si carica sulle spalle il peso di provvedere alla famiglia. La fatica è una compagna fedele: giornate intere passate a tagliare il fieno a mano sui pendii, caricarlo sulla schiena (legato in fasce o stipato in apposite ceste) e portarlo nella stalla. Su e giù per chilometri, senza mai lasciarsi prendere dallo sconforto.

Durante l’inverno, in un tempo in cui la neve scendeva molto più copiosa di oggi, Carlo lavora anche come batti-pista sugli impianti di risalita di Crissolo: con gli sci ai piedi scende veloce da quelle ripide discese che d’estate si trasformano in verdi pascoli.

Una suggestiva immagine della mandria al pascolo in montagna
La baita a Ostana, sullo sfondo la sagoma del Monviso

LA DISCESA IN PIANURA

Quando il fratello Giovanni si sposa e la sorella Margherita trova marito, Carlo matura l’idea di scendere più a valle insieme alla madre. È il 1966. A Envie è disponibile un piccolo casolare, con una stalla in grado di ospitare una decina di animali. Lì si trasferisce durante l’inverno, mentre in estate torna sulle sue montagne con le otto vacche che cura con tanta dedizione.

Per arrotondare, Carlo affianca il lavoro nella stalla a quello di boscaiolo. Trascorre tre anni così, prima di spostarsi a Cavour, dove conosce Annamaria Tavella (classe 1951), che dopo qualche anno diventerà compagna di vita (nel 1973). L’amore per la terra si deve però scontrare con la difficoltà nel garantire un sostegno alla famiglia.

Così, nel 1972, Carlo prende una decisione che – ancora oggi – rimpiange con amarezza: vende la maggior parte degli animali, tenendone poco più di una manciata, e trova impiego come operaio in una fabbrica di truciolati di Pinerolo. Cinque anni di sacrificio per una persona cresciuta in mezzo alla natura, abituata a sentire il vento sul volto e la terra sotto gli stivali. A Garzigliana, paese in cui si trasferisce dopo il matrimonio, vive dividendosi tra campagna e città.

Grazie all’aiuto del cognato, d’estate trasferisce le poche vacche che gli restano nei pascoli di Ostana, dove le bestie brucano l’erba insieme alla mandria del marito della sorella. Ma nel 1977 una disgrazia si abbatte sulla famiglia: durante un violento temporale, un fulmine colpisce a morte il cognato. Per tutti è una tragedia.

Carlo si convince a lasciare il posto in fabbrica e a tornare a occuparsi della sua prima grande passione. Con la moglie si sposta per tre anni un una cascina a Centallo, in località San Quirico, ma è a Pollenzo (frazione di Bra) che riesce a stabilirsi per quasi quindici anni, dal 1981 al 1996. È proprio qui che la famiglia cresce, che viene alla luce Claudio (1987), che oggi porta avanti l’azienda agricola.

Se l’inverno è in pianura, le lunghe giornate estive non possono che essere a Ostana. La transumanza è un rito che si ripete uguale ogni anno, con una cinquantina di capi portati sui prati della Val Po, liberi di pascolare in tranquillità.

Carlo e Annamaria li mungono pazientemente a mano e con il latte producono degli ottimi formaggi artigianali che vanno letteralmente a ruba tra i villeggianti e turisti. Quelle poche forme che non riescono a vendere al dettaglio, le vendono ad alcuni negozianti del paese che non riescono a far fronte alla tanta richiesta che arriva dai clienti.

L’ARRIVO A VILLAFRANCA

Nel 1995 si presenta un’occasione da non perdere: a Villafranca, quello che era un vecchio stabile adibito a ricovero legname viene messo in vendita. Con i risparmi di una vita, Carlo decide che è il momento di mettere radici in pianura e acquista l’immobile e alcune giornate di terreno circostante. Costruisce una prima stalla accanto alla casa e una trincea per gli insilati. Nei primi anni Duemila, l’azienda si amplia con la realizzazione di una nuova tettoia e nel 2005 la mungitura non è più manuale, ma a carrello.

Il figlio Claudio con la compagna

Per Claudio continuare l’avventura del papà è qualcosa di naturale: terminate le scuole medie, si getta anima e corpo nell’azienda di famiglia e spinge affinché la produzione si orienti verso le vacche da latte. Nel 2009 si costruisce così una nuova stalla a stabulazione libera e nel 2011 arrivano le prime frisone. La mandria cresce di numero anno dopo anno, arrivando oggi a una sessantina di capi in mungitura.

Accanto, nella vecchia stalla, le vacche piemontesi resistono. E, finché la salute glielo permetterà, Carlo è pronto ad accompagnarle ogni estate su per la sua amata montagna, dove il cielo è più azzurro che mai.