Cibi ultraprocessati, i rischi per la salute

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Foods enhancing the risk of cancer. Junk food.

Il consumo abituale di alimenti ultra-processati (UPF) potrebbe rappresentare un fattore di rischio diretto per lo sviluppo della demenza, agendo in modo indipendente rispetto alla qualità generale dell’alimentazione.

È quanto emerge dallo studio “Ultra-processed food intake, cognitive function, and dementia risk”, pubblicato ad aprile sulla rivista scientifica Alzheimer’s & Dementia, che ha analizzato i dati di oltre 2.000 adulti tra i 40 e i 70 anni. I cibi ultra-processati sono formulazioni industriali che contengono additivi, emulsionanti e ingredienti raffinati, con una presenza minima di alimenti integrali. Sebbene il legame tra questi prodotti e patologie come diabete o obesità sia ampiamente documentato, la ricerca guidata dalla Monash University si è concentrata specificamente sull’impatto cerebrale.

I risultati indicano che ogni incremento del 10% di questi alimenti nella dieta quotidiana si traduce in una riduzione misurabile dei punteggi di attenzione e in un innalzamento del rischio di demenza stimato.

Uno degli aspetti più significativi della ricerca riguarda l’autonomia del rischio. Gli effetti negativi sulla funzione cognitiva persistono anche in soggetti che seguono una dieta apparentemente equilibrata o ricca di nutrienti tipici del regime mediterraneo. Questo suggerisce che non sia soltanto la carenza di vitamine a nuocere alla salute, ma l’azione attiva di sostanze introdotte durante la lavorazione industriale.

L’analisi ha utilizzato il sistema Nova per classificare il grado di trasformazione dei cibi e test computerizzati per misurare le performance cognitive. Mentre la memoria di lavoro non sembra risentire immediatamente del consumo di tali prodotti, il dominio dell’attenzione si è rivelato particolarmente vulnerabile. Le cause biologiche ipotizzate dai ricercatori risiedono nell’infiammazione sistemica causata dalla distruzione della matrice alimentare naturale, nell’alterazione della permeabilità intestinale che influisce negativamente sulla neurotrasmissione e nei danni vascolari indotti dall’eccesso di zuccheri e grassi saturi, i quali colpiscono le aree cerebrali deputate alla concentrazione.

In conclusione, la ricerca evidenzia come la protezione delle funzioni cognitive inizi decenni prima dell’insorgenza di sintomi clinici. La semplice aggiunta di alimenti sani alla propria dieta potrebbe non essere sufficiente a neutralizzare i rischi se non si riduce drasticamente l’apporto di prodotti industriali trasformati, rendendo la scelta consapevole sulla lavorazione del cibo una priorità cruciale per l’invecchiamento in salute.