Il dibattito sulla sostenibilità nel comparto lattiero-caseario si arricchisce di una nuova dimensione grazie ai risultati del progetto di ricerca “Agricoltura e organizzazioni sociali per il benessere della filiera lattiero-casearia”.
Sviluppato dal Dipartimento di Economia Aziendale dell’Università Roma Tre nell’ambito del programma Agritech del PNRR, e coordinato dalla professoressa Roberta Guglielmetti Mugion, lo studio propone una lettura integrata in cui le performance sociali degli operatori diventano un fattore competitivo e di creazione di valore, in piena coerenza con l’Obiettivo 12 dell’Agenda 2030 sul consumo e la produzione responsabili.
Dall’analisi sul campo emerge che la sostenibilità sociale rappresenta il punto di convergenza tra la qualità del lavoro, l’innovazione e il benessere animale. Le criticità legate alla gestione delle risorse umane in stalla, quali carichi fisici elevati o carenza di manodopera qualificata, generano un impatto indiretto ma rilevante sul bestiame. Una gestione non ottimale del personale aumenta il rischio di stress per gli animali e ne compromette le condizioni sanitarie, con inevitabili ricadute negative sulla qualità finale del latte. Al contrario, l’adozione di buone pratiche sociali ed economiche circolari rafforza la resilienza delle aziende, valorizzando il legame con il territorio e la distintività del Made in Italy.
Un capitolo centrale della ricerca riguarda il ruolo delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale, che si configurano come leve indispensabili per migliorare simultaneamente le condizioni operative dei lavoratori, il monitoraggio sanitario dei capi e la tracciabilità del prodotto.
Lo studio evidenzia tuttavia un paradosso comunicativo: mentre per gli allevatori l’automazione e i sistemi di mungitura robotizzata sono sinonimo di efficienza e benessere, una parte dei consumatori tende ad associare la tecnologia a un’eccessiva industrializzazione e a una perdita di autenticità. Questo scarto dimostra che la qualità del prodotto non si esaurisce nei parametri oggettivi di laboratorio, ma è strettamente legata al livello di fiducia che il consumatore ripone nell’intera filiera.
L’indagine di mercato parallela conferma la percezione del latte come alimento familiare e fondamentale per la dieta equilibrata, pur evidenziando le sfide poste dalla disinformazione e dalle nuove tendenze di consumo, come il mercato dei prodotti senza lattosio. Nelle conclusioni, la qualità del latte viene definita come la sintesi di un equilibrio complesso che include la dignità del lavoro, la cooperazione con la grande distribuzione organizzata e la riduzione dello stress animale.
Riconoscendo l’animale come un vero e proprio stakeholder, la sostenibilità sociale si propone come l’infrastruttura invisibile capace di generare valore condiviso dal campo alla tavola.







