Le recenti dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump sull’imposizione di dazi del 25% sui prodotti europei, a partire da aprile, hanno suscitato forte preoccupazione tra le associazioni di categoria italiane.

Cristiano Fini, presidente di Cia-Agricoltori Italiani, ha sottolineato i gravi danni economici che tali misure comporterebbero per il settore agroalimentare italiano, con ripercussioni non solo per l’Italia ma anche per i consumatori americani. Prodotti simbolo come Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma e Prosecco, il cui export negli USA vale oltre 2,4 miliardi di euro, rischiano di essere penalizzati.

Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura e del Copa Cogeca, ha evidenziato come gli Stati Uniti rappresentino il secondo mercato di riferimento per l’agroalimentare italiano dopo la Francia.

L’introduzione dei dazi colpirebbe non solo l’export italiano ma anche le importazioni di soia, mais e carne bovina dagli USA, con possibili conseguenze inflattive su entrambe le economie.

Secondo Coldiretti, i dazi metterebbero a rischio il record di 7,8 miliardi di export agroalimentare italiano negli USA registrato nel 2024.

L’organizzazione stima che l’aumento dei prezzi potrebbe costare ai consumatori americani fino a 2 miliardi di euro, con un impatto di circa 120 milioni solo per la filiera dei formaggi. Il presidente Ettore Prandini ha inoltre evidenziato la necessità di includere nella trattativa anche i servizi importati dagli USA, sottolineando l’importanza di una strategia negoziale più ampia da parte dell’Unione Europea.