In bicicletta a consegnare il latte

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A differenza del fratello maggiore partito per l’Argentina alla ricerca di fortuna, per lui (che portava lo stesso nome di chi era emigrato con una valigia riempita solo di speranze) il mondo era Virle, le sue cascine e le famiglie con cui si condivideva tutto, dall’allegria alla fatica.

Poche vacche nelle stalle, galline che scorrazzavano per i cortili, maiali liberi di grufolare nei campi, alberi da frutta e piccoli vigneti. Quello era il mondo di Luigi Pochettino, classe 1894, fino a quando il dramma della guerra non arrivò con tutta la sua crudeltà.

Poco più che ventenne, fu arruolato e inviato sul fronte orientale. In Albania conobbe la violenza e la follia del conflitto, sopravvivendo alle pallottole e alla fame. Bucce di patate bollite e radici di cavolo affettate erano il pasto di una giornata al fronte, senza mai avere contatti con la famiglia.

Un’esperienza drammatica, che – una volta ritornato in Italia con il titolo di Cavaliere di Vittorio Veneto – turberà a lungo il suo sonno.

LA RICOSTRUZIONE

A salvarlo da quella disperazione ci pensò l’amore: con Maria Destefanis (classe 1912) decise di costruire una famiglia, affrontando con determinazione i duri anni della dittatura fascista e della ristrettezza, senza mai tirarsi indietro davanti alle difficoltà.

Dopo il matrimonio, nel 1930, i figli: Clementina (1936), Pietro (1938) e Domenica (1939), nata poco prima che il mondo si ritrovasse ancora una volta in guerra.

Nonostante tutto, a Virle c’era ciò di cui avevano bisogno: qualche animale da mungere, patate e verdure nell’orto, una comunità pronta ad aiutarsi nel momento del bisogno.

E così, superato non senza preoccupazioni il secondo conflitto mondiale, Luigi lasciò nelle mani di Pietro il destino della cascina, che nel dopoguerra inizierà ad assumere l’identità di una vera e propria impresa agricola.

Ma nell’Italia da ricostruire, le sirene dell’industrializzazione arrivarono fino nelle campagne: da qui, la decisione di tentare l’esperienza nelle fabbriche torinesi della Fiat, alla fine degli anni Cinquanta; un’esperienza che durò meno di una stagione, quando il richiamo della terra convinse Pietro a ritornare a Virle e percorrere la strada che papà aveva tracciato.

A camminare al suo fianco, nel 1963 arrivò Caterina Vanzetti (classe 1943), moglie e madre preziosa, con cui condivise l’esperienza di vita e di lavoro nella cascina di via Vado, poco distante da dove oggi i loro figli portano avanti la tradizione.

Fino ad allora tutto era fatto a mano, dalla mungitura delle vacche alla mietitura del grano. E così, quando in cascina arrivò il primo trattore (17 cv a gasolio), tutti lo guardarono come una meraviglia del progresso: in mezza giornata era possibile fare il lavoro che cinque uomini avrebbero impiegato più di due giorni a completare. In paese ci si aiutava: Pietro, con il suo trattore, si spostava di cascina in cascina per dare una mano a chi ne aveva bisogno.

IL CENTRO DI RACCOLTA

Ad aumentare la famiglia arrivarono Luigi (1964) e Giovanni Mario (1965), fin da piccoli abituati a dividersi tra stalla, campi e scampagnate con gli amici.

In quegli anni, oltre che per il fabbisogno personale, il latte della cascina Pochettino finiva alla Latteria San Siro, che proprio a Virle aveva aperto un piccolo centro di raccolta. Finita la mungitura, s’inforcava la bicicletta, si sistemava il bidone sul tubo (ancorandolo per bene con una camera d’aria bucata, che fungeva da corda di sicurezza) e si pedalava fino al punto di consegna: là lo si rovesciava in una grande cisterna, si riprendevano i contenitori (non prima di aver appuntato sul taccuino la quantità di latte conferita) e poi si riprendeva la strada di casa. Il viaggio di ritorno poteva essere più lungo di quello dell’andata, perché ci si fermava per una chiacchiera, per un bicchiere di vino o un pezzetto di formaggio in questa o quella cascina, in un clima di vera comunità.

L’ACCORDO CON BIRAGHI

Fu nel 1969 che un ragioniere lombardo, trapiantato a Cavallermaggiore da una ventina d’anni, percorse le strette strade di Virle, passando di cascina in cascina, alla ricerca di fornitori: era Ferruccio Biraghi, con cui da quel momento la famiglia Pochettino iniziò a collaborare senza interruzioni.

Cambiò il modo di raccolta: due volte al giorno, bisognava lasciare i bidoni pieni su una panchetta lungo il ciglio della strada in attesa del furgoncino che li avrebbe caricati e portati in caseificio.

Crescendo le richieste di latte e la produzione in stalla, per la famiglia arrivò il momento di trasferirsi in una cascina più grande, proprio dall’altra parte della strada, sempre in via Vado. Nel 1975, l’ennesimo San Martino con il trasloco di tutta la mandria (una cinquantina di animali), tra cui si contavano le prime vacche frisone.

Poco alla volta, l’azienda – soprattutto dopo l’ingresso di Luigi e Giovanni Mario – si specializzò nell’allevamento di vacche da latte, ampliando la mandria e perfezionando le tecniche di mungitura (con l’arrivo del primo frigorifero).

LA NUOVA STALLA

Prima di metter su famiglia, nel 1988 arrivò l’intuizione di acquistare un terreno poco distante dove “trasferire” in futuro la produzione, ormai troppo compressa nelle stalle del centro paese.

L’anno successivo (1989) Luigi si sposerà con Valeria Gili che gli regalerà la gioia di diventare papà di Marco (1997) e Pietro (2000); nel 1994 il matrimonio di Giovanni Mario con Paola Garis, mamma di Luca (’97) e Mauro (’99).

In quel terreno poco distante dalla cascina, nel 2000 fu costruita la nuova stalla, con annessa sala mungitura che diverrà il cuore produttivo dell’azienda agricola che oggi conta circa 200 capi in totale e può fare affidamento anche sul contributo di Mauro, che terminati gli studi in Agraria a Carmagnola ha deciso di fermarsi in cascina.

Chi non si fermò a Virle fu invece il fratello di quel Luigi (anche lui con lo stesso nome), che alla fine dell’Ottocento partì per l’Argentina: tra i suoi discendenti c’è Mauricio Pochettino, ex calciatore e oggi allenatore della nazionale Usa (dopo aver guidato il Chelsea, il Paris Saint-Germain e il Totthenam), cittadino onorario di Virle, che nel 2018 abbracciò i suoi lontani parenti piemontesi.