CAVALLERLEONE
Se confrontati con quelli percorsi al volante tra le campagne piemontesi negli anni successivi, quei mille chilometri che papà Francesco (classe 1925) si lasciò alle spalle sono poco meno di una briciola. Ma quel viaggio da Santa Sofia D’epiro, piccolo paese abbarbicato sui rilievi della Calabria, alla cascina di Poirino (Torino) fu probabilmente il più importante mai fatto. Quello che permise alla famiglia Perri di scrivere una nuova pagina nella propria storia.
IL TRASFERIMENTO AL NORD
È il 1959. Il momento del boom economico, della grande industrializzazione dell’Italia. Imprese e aziende del nord hanno bisogno di manodopera, di persone volenterose e senza paura di lavorare. Così Francesco, insieme alla moglie Filomena Vigliaturo (1922), decide di cercare fortuna nel settentrione, in Piemonte.
Un viaggio di oltre mille chilometri insieme ai suoi cinque figli (Luigina, Vincenzo, Maira, Giuseppe e Serafina) e ad alcuni suoi fratelli, che rispondono all’appello delle industrie del nord Italia.
Ma se i fratelli prendono la strada della fabbrica (alcuni trovano impiego nell’allora Fiat), Francesco preferisce seguire la sua passione per la natura e la campagna, trovando impiego come operaio agricolo in una cascina della cintura torinese. Sono anni di grandi sacrifici e sudore, ma anche di felicità condivisa.
Nel 1961 l’approdo nel cuneese: a San Martino, tutta la famiglia si trasferisce in un’azienda agricola di Murello, dove un anno più tardi nasce Angelo (seguito poi da Franca e Paola). Tutta la famiglia è impegnata in cascina, contribuendo ognuno per la sua parte.
IL GIRO DEL LATTE
È Vincenzo (classe 1949) a intraprendere per primo una strada differente. È l’inverno del 1975 quando, contattato da un conoscente, viene a sapere della possibilità di rilevare il giro di raccolta del latte in alcune cascine della zona per conto del caseificio Osella di Caramagna.
Un’esperienza da autotrasportatore del tutto nuova per lui, abituato a stare dall’altra parte della stalla. Ma con coraggio sceglie di buttarsi in quest’avventura, acquistando il primo mezzo (un Fiat 650), con cui due volte al giorno percorre la strada che separa le cascine dal caseificio, raccogliendo una cinquantina di bidoni a ogni passaggio.
Un lavoro che funziona, che permette a Vincenzo di mettere da parte quanto basta per immaginare una vita indipendente con Rosa Ferrato, di Sanfront, che sposa nel 1977 e che diverrà madre di Massimiliano e Romina.
IL RAPPORTO CON BIRAGHI
Nel 1978 si apre una nuova possibilità: il caseificio Biraghi è alla ricerca di un nuovo autotrasportatore, in sostituzione di chi prima si occupava del ritiro del latte nella zona di Murello e Villanova Solaro. Una ventina di cascine da cui passare, ma che per Vincenzo sarebbero state impossibili da gestire.
Così all’avventura imprenditoriale si aggiunge il fratello Giuseppe (fresco di matrimonio con Annamaria Alesso, futura mamma di Silvana e Andrea): nel maggio del ’79, acquista un nuovo camion (un Fiat 662) e inizia a caricare e scaricare bidoni nel piazzale dell’azienda di Cavallermaggiore.
Purtroppo l’esperienza insieme dura il tempo di una stagione: nel novembre del ’79, proprio durante un ritiro in cascina, il cuore di Vincenzo cede a soli trent’anni. Una tragedia che getta nello sconforto l’intera famiglia, che si dimostra compatta e solidale.
Abbandonato il giro di Vincenzo, Giuseppe continua a ritirare il latte solamente per conto di Biraghi. È uno dei 36 “padroncini” (così vengono chiamati in gergo coloro che svolgono questa professione) al servizio del caseificio di Cavallermaggiore, che nel 1982 chiede a tutti i suoi autotrasportatori di convertirsi alla cisterna: il latte non è più raccolto nei bidoni, ma prelevato dai frigoriferi che – poco alla volta – stanno diventando la normalità nelle stalle della provincia. Qualcuno rinuncia, altri accettano la sfida. Per il Fiat 100 (comprato nel 1980) è tempo di andare in pensione, sostituito dal Volvo 720 (a due assi).
Aumentando la capacità di carico, si amplia anche l’estensione dell’area da servire: al giro si aggiungono le cascine di Revello, Lagnasco, Racconigi e Savigliano.
UN’IMPRESA FAMILIARE
È un lavoro faticoso, con orari improbabili e centinaia di chilometri da percorrere ogni giorno. Così Giuseppe decide di chiedere una mano al fratello più giovane Angelo (classe 1962 impiegato come operaio agricolo. Per sei anni (dal 1984 al 1990), l’impresa familiare mantiene il suo giro d’affari, ma quando due autotrasportatori che lavoravano per conto di Biraghi si ritirano dal settore, si presenta l’occasione di crescere ulteriormente: si acquista un altro camion (il primo a tre assi) e si amplia l’area di raccolta, includendo decine di aziende agricole di Carmagnola, Villastellone e del Canavese.
Luoghi distanti da Cavallermaggiore, che obbligano i fratelli a levatacce alle tre del mattino, a centinaia di chilometri di trasferimento prima di essere operativi e – in assenza di sistemi di navigazione digitale, oggi diffusissimi – a informarsi per bene sulla viabilità della zona prima di mettersi in marcia.
Nel 1993 Angelo si sposa con Francesca Rosso (futura mamma di Michela e Stefano), mentre l’azienda si aggiorna con l’acquisto di un nuovo camion a tre assi.
LA SOCIETÀ
Un problema di salute costringe Giuseppe a lasciare l’attività di autotrasportatore tre anni più tardi (1996) e l’impresa a cambiare il proprio assetto: Angelo trova in Giovanni Vignola un socio in affari, dando vita alla PeVi Trasporti, impresa tutt’ora in attività.
Si aggiornano i mezzi (due quattro assi Scania), cresce la quantità di latte raccolto e gli anni passano velocemente fino al pensionamento di Vignola (2020) e a quello di Angelo (2023), che – seppur ritiratosi dall’operatività pratica – mantiene in vita l’azienda con un dipendente.
Recentissima (2025), la scelta di Andrea (figlio di Giuseppe) di rilevare dallo zio le quote di proprietà dell’impresa di autotrasporti che oggi conta un autista fisso, un mezzo prossimo alla sostituzione (in arrivo un DAF), una trentina di aziende agricole da cui passare (l’area è quella a nord di Cavallermaggiore, fino alla prima cintura torinese) per un totale di 500/600 quintali di latte ogni giorno. Un’avventura in un mondo diverso da quello di qualche decennio fa quando le cascine erano molte di più e la produzione inferiore, tanto che – per evitare ai grandi camion di inerpicarsi sulle strette stradine di montagna per raccogliere pochi litri di latte – gli allevatori si ritrovano nella piazza del paese con pochi bidoni munti ad aspettare che il furgone passasse a raccoglierlo.










