Abituato a spostarsi di cascina in cascina, quando si presentò l’occasione di mettere radici non ci pensò troppe volte. C’era la volontà di costruire qualcosa, d’immaginare un futuro di serenità.

Dopo tanto girovagare, trovare un posto da chiamare casa era un’opportunità da cogliere al volo. Luigi Gili (classe 1908) sapeva bene cosa significasse l’avvicinarsi dell’inverno: a novembre, a San Martino, giorno fatidico per il rinnovo dei contratti, era solito prendere la valigia e incamminarsi verso una nuova avventura, mandando avanti stalla e terreni presi in affitto. Da Carignano, paese di nascita, si era già spostato tante volte. Castagnole era diventata la sua nuova casa: qui aveva conosciuto Angela Chicco (classe 1911), la sua numerosa famiglia (dieci fratelli), si era innamorato e aveva scelto di restare.

Nel 1931, con la nascita di Vincenzo, sperimentò la gioia di diventare genitore. Erano anni difficili, nel Paese soffiavano venti di guerra e la fatica del lavoro ricadeva tutta sulle spalle di Vigiu, così come tutti chiamavano Luigi in paese. Qualche vacca nella stalla, una manciata di galline nell’aia e un maiale nel porcile era quello su cui si poteva contare.

L’ACQUISTO DEL PALAZZOTTO

L’occasione gli si presentò nel 1955: mentre il figlio Vincenzo si sposava con Domenica Merlino (classe 1932, originaria di None), Luigi perfezionò l’acquisto di una porzione di uno storico palazzo di Castagnole, rinomato per essere stata la residenza estiva di Amedeo Lavy, celebre incisore della zecca di Stato di Torino, “padre” del celeberrimo marengo d’oro della Repubblica Subalpina.

Accanto al palazzotto, una bella stalla (in grado di ospitare una trentina di animali) e un fienile.

LA VITA IN FABBRICA

Nell’Italia da ricostruire, con le fabbriche a caccia di manodopera, per Vincenzo si aprirono le porte della Fiat: ancora buio, aspettava sul ciglio della strada il bus che l’avrebbe accompagnato a Mirafiori per timbrare il cartellino; poi, rientrato a Castagnole al termine del turno, dismetteva la tuta da operaio per indossare gli stivali e aiutare il padre nella stalla.

Pochi anni più tardi, nel 1958, anche Vincenzo diventò papà: nacque la primogenita Mariangela e, oltre alla famiglia, iniziò ad ampliarsi anche l’attività agricola, con sempre più animali in stalla. Tutto è ancora fatto a mano, dalla mungitura alla lavorazione nei campi. I bidoni colmi di latte venivano lasciati a bordo strada, aspettando che il carrettino passasse a raccoglierli.

LA TERZA GENERAZIONE

Con la nascita di Roberto (1971), arrivò la consapevolezza di dover far un passo ulteriore: dismettere, poco alla volta, la vecchia stalla, costruendone una più accogliente e moderna.

Così, agli inizi degli anni Ottanta, prossimo a lasciare il lavoro in fabbrica, Vincenzo decise di costruire da zero, in un campo dall’altra parte della strada della vecchia cascina, una nuova stalla, in grado di ospitare una trentina di bestie. Anni di sacrificio e impegno per Vincenzo che – nonostante la famiglia abitasse in una  casa in centro paese – spesso passava le notti in una piccola stanzetta ricavata accanto al fienile, così poter tenere sotto controllo l’azienda.

Conclusa la scuola dell’obbligo, Roberto decise di rimanere nell’azienda di famiglia, raccogliendo il testimone dei genitori ormai anziani. Con lui arrivarono le prime frisone, si ammodernò il sistema di mungitura e aumentò la produzione. Nel frattempo, venduto il vecchio palazzo storico (ma conservata la vecchia stalla), si costruì un nuovo capannone e un nuovo fienile.

SPIRITO IMPRENDITORIALE

Fu nel 2006 che Roberto capì la necessità di fare un ulteriore passo in avanti: con la realizzazione di una stalla moderna a stabulazione libera, con sole frisone e una nuova sala mungitura, aveva ben tracciato quale sarebbe stato il suo futuro imprenditoriale.

Che, tuttavia, sbocciò appieno solamente quando – nel 2008 – conobbe in un pub di Ruffia Gianna Brugiafreddo, saviglianese d’azione, radici contadine, ma con esperienze lavorative come tecnico di laboratorio in un grande caseificio e nel settore finanziario, che convinse Roberto a osare sempre un po’ di più. Per diversificare l’attività, l’azienda sperimentò la distribuzione automatica di latte fresco: cinque dispenser, sparsi in varie città del torinese, che quotidianamente venivano riforniti da Roberto.

Un’esperienza che si concluse dopo qualche anno, ma che lasciò in Roberto e Gianna la voglia di provare nuove strade.

NON ARRENDERSI

Nel 2012 arrivò una delle prove più dure: un incendio distrusse il fienile, privando l’azienda delle scorte alimentari e colpendo anche alcuni animali. In un momento già segnato dalle difficoltà delle quote latte, quella tragedia avrebbe potuto spegnere i sogni di molti. Ma non i loro. La loro forza fu la tenacia: invece di arrendersi, decisero di trasformare la crisi in opportunità.

Da quell’esperienza nacque l’idea di diversificare ulteriormente l’attività.

Così nel 2013 aprirono a Vinovo un punto vendita specializzato in prodotti a km 0, salumi e formaggi selezionati da piccole realtà agricole. Due anni dopo arrivò un’altra intuizione vincente: trasformare il latte del proprio allevamento in gelato artigianale. Così prese vita la Cascina Agrigelateria, presto divenuta punto di riferimento per chi cerca qualità, genuinità e passione.

Oggi Roberto guida l’allevamento con i suoi collaboratori fidati, mentre Gianna segue la gestione del punto vendita e dell’agrigelateria, affiancata da uno staff di collaboratrici competenti, appassionate e preziose. Sono loro, insieme alla coppia, il cuore pulsante della cascina: persone di fiducia che contribuiscono ogni giorno alla crescita di questa realtà. La storia della Cascina Tetti Pesci è la dimostrazione concreta che con tenacia, passione e unione non ci si deve mai arrendere. I sogni, quando coltivati con coraggio, possono diventare progetti reali e duraturi, capaci di superare anche le prove più difficili. E ancora oggi è la passione per il proprio lavoro a spingere ogni giorno verso nuove migliorie e nuovi traguardi. Perché quando il lavoro diventa passione, tutto sembra più semplice.

Come disse Confucio: scegli il lavoro che ti piace e non dovrai mai lavorare un giorno della tua vita.