I dati diffusi da Eurostat evidenziano come la gestione della risorsa idrica rappresenti una delle sfide più complesse per la sostenibilità e la resilienza dell’agricoltura europea. Se da un lato l’Unione Europea ha compiuto passi avanti nelle infrastrutture di trattamento delle acque reflue (con l’80,7% della popolazione collegata a impianti di trattamento), dall’altro il settore primario rimane al centro del dibattito per la qualità chimica e la disponibilità fisica dell’acqua.
Un segnale positivo arriva dal fronte nitrati: la concentrazione media nelle falde si attesta a 18,14 mg/L, un valore inferiore alla soglia di sicurezza di 50 mg/L. Tuttavia, la pressione esercitata dall’uso dei fertilizzanti e dei reflui zootecnici resta elevata e i miglioramenti procedono a una velocità giudicata insufficiente per gli obiettivi comunitari.
La vera emergenza per l’agricoltura europea, in particolare per quella mediterranea, è la scarsità idrica. Nel 2022, il 40% del territorio dell’UE è stato colpito da siccità in almeno un trimestre.
La competizione per l’acqua tra irrigazione, usi civili e turismo, in un contesto di cambiamenti climatici che rendono le precipitazioni meno prevedibili, mette a rischio la stabilità delle rese e la competitività delle aziende agricole.
Il quadro delineato da Eurostat conferma che la partita dell’acqua si gioca sulla capacità del settore agricolo di integrare innovazione e tutela ambientale. Gestire con precisione l’apporto di nitrati e fosfati e ottimizzare l’uso dell’acqua non sono solo necessità ecologiche, ma pilastri fondamentali per garantire la sopravvivenza economica del sistema.







